domenica 16 agosto 2009

non si ferma il vento con le mani (seneca)


Due persone possono andare d'accordissimo,
parlare di tutto ed essere vicine,
ma le loro anime sono come fiori,
ciascuno ha la sua radice in un determinato posto
e nessuno può avvicinarsi troppo all'altro
senza abbandonare la sua radice,
cosa peraltro impossibile.
I fiori effondono il loro profumo e spargono il loro seme,
perchè vorrebbero avvicinarsi,
ma il fiore non può fare niente
perchè il seme giunga nel posto giusto;
tocca al vento che va e viene come vuole.

(Herman Hesse) - Knulp, storie di un vagabondo

mercoledì 12 agosto 2009

stelle cadenti

Durante le serate estive a chi non è mai capitato di alzare gli occhi verso il cielo alla ricerca di qualche "stella cadente"?
Ognuno, prima o poi, nel vedere quelle lontane scie luminose, si è ritrovato ad esprimere un desiderio, legandolo ad un fenomeno celeste così rapido e suggestivo.

Da sempre gli uomini, attratti dalla bellezza della volta celeste, hanno osservato stelle cadenti singole o a sciami.

Ed allora via con una bella sedia a sdraio comoda, oppure un plaid e soprattutto, fattore molto più difficile da trovare, un luogo buio, lontano dalle luci delle città, dalle autostrade, dalle discoteche, e magari accanto al proprio amore, quanto meno qualche bacio allieterà la serata..
Occorrono buoni occhi e tanta, tanta pazienza! In ogni caso esprimete i desideri e credeteci..Ricordate sempre che tutto è possibile..

giovedì 30 luglio 2009

il dono più prezioso.. sognare..


Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno.Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l'acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
"Io sono il sole, i cieli, l'amore".
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola.Sognare
è il mezzo che l'anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.
(Pedro Salinas)

sogno o realtà?


Canti di fate

nel solstizio d’estate…

Sogno o realtà?

Leggere un segno

nel fruscio delle foglie

- auspici d’alba

Spicchio di luna

tramonta tra le guglie.

Sogno concluso.

martedì 7 luglio 2009

angeli


Non finirò mai di cercarti fino al mattino in cui rinascero'.
Entrerò in una nuova vita,
una nuova visione apparirà al mio sguardo.
Nuovo diventerò a quella nuova luce.
Mi legherò a te in nuova unione.
(Tagore)

domenica 28 giugno 2009

la piuma dell'angelo

Una volta un angelo perse una piuma. Succede molto di rado, ogni due o trecento anni, ma succede. Quell'angelo stava volando sopra un lago solitario, dalle acque più azzurre del cielo, e intorno solo boschi e prati fioriti. L'angelo s'incantò a vedere tanta bellezza e s'abbassò fino a sfiorare l'acqua. Fu così che perse la piuma. L'acqua tremò tutta al suo passaggio e quando l'angelo s'alzò verso il cielo, la piuma era lì che galleggiava. Nessuno aveva visto l'angelo, nessuno vide la piuma. Solo una macchia di luce che brillava come argento puro e che l'acqua portò lentamente a riva.
Passò del tempo e lì, dov' era la piuma dell'angelo, cominciarono a spuntare dei fiori. Nascevano dall' acqua, con uno stelo lungo e sottile che sembrava di cristallo e i petali trasparenti e scintillanti. Fiori così non s'erano mai visti, ma lì, in quel lago solitario, crescevano indisturbati. Nessuno vi era arrivato, all'infuori dell' angelo che aveva perso la piuma. Poi capitò un uomo in compagnia di una donna: la donna era bella e giovane, e l'uomo l'amava molto, si vedeva da come la guardava. Dovevano avere camminato tanto, perché erano sfiniti. Si fermarono sulle rive del lago e videro i fiori; lui fece per raccoglierli, per farne dono a lei, erano molto poveri e quello era il suo primo dono, ma lei disse di no. Quei fiori non si potevano cogliere, lei disse, erano troppo belli.
Bastava guardarli. - Allora fermiamoci qui e costruiamo la nostra casa, così potrai vederli sempre, - disse l'uomo alla donna. E lei annui. Si fermarono e lui fece per lei una casa con le pietre del lago e il legno dei boschi, decorò le finestre con rami verdi e bacche, le costruì un forno per cuocere il pane e un telaio per tessere la tela, e per sé fece un aratro. - Ora non ci manca niente, - disse l'uomo e la donna annuì ancora. Ma la terra dei boschi era avara, produceva bacche e frutti selvatici ma un grano misero e stento, e la tela tessuta era sempre poca, perché il gelo bruciava gli steli del lino. Nacque il primo figlio e l'uomo avrebbe voluto donare alla donna una pietra preziosa, tanto l'amava, ma aveva in tasca solo poche monete. Uscì sconsolato sulla sponda del lago per cogliere almeno un fiore per lei, ma il vento, che aveva soffiato tutta la notte, aveva strappato i petali alle corolle e li aveva dispersi nell' acqua. - Pazienza, - disse l'uomo, -li coglierò e ne farò una collana. Tornò a casa, prese una rete a maglie sottili e cominciò a raccogliere i petali. Ne aveva ammucchiati un certo numero, quando vide qualcosa guizzare e brillare sul fondo della rete. Guardò e vide un piccolo pesce. Non era come quelli che tante volte aveva pescato, era di metallo prezioso, di puro argento, e le sue scaglie brillavano come oro. Sbalordito e felice, l'uomo lo portò alla donna. - Andrò in città a venderlo e comprerò una pietra del colore dei tuoi occhi. Ma la donna disse di no. Un pesce così non si poteva vendere, disse, era troppo bello. Bastava guardarlo. Però questa volta l'uomo non le diede ascolto e andò in città, a vendere il pesce e a comprare la pietra preziosa. Poi, soddisfatto, tornò dalla donna.
- Questo è il mio dono, - le disse porgendoglielo. Ma lei non sorrise. Intanto in città s'era sparsa la notizia del pesce d'argento e tanti si misero in cammino per raggiungere il lago. Buttarono reti di ogni tipo e forma e pescarono pesci di ogni forma e tipo, ma nessuno che avesse una pinna o una sola scaglia d'argento. Tuttavia non si arresero e continuarono a pescare, finché il lago si vuotò di pesci, l'acqua diventò torbida e gli steli dei fiori, spezzati, furono portati via dalla corrente e di loro non rimase traccia. La donna pensò che non sarebbero mai più fioriti e si sentì immensamente triste: prese la pietra, che aveva procurato tanto danno, e la gettò nel lago. La vide l'uomo e non le disse niente, ma da quel momento non furono più felici come prima. Passò l'estate e arrivò l'inverno, e fu un inverno di gelo e di bufere.
Una notte il bambino si svegliò piangendo e la madre per consolarlo cominciò a cantare. Il suo canto uscì dalla finestra chiusa e se ne andò sul vento. Di lì passava un angelo: era buio pesto, soffiava la tormenta e l'angelo s'era smarrito. Sentì quella voce, dolce e pura, e pensò d'essere arrivato a casa. Seguì il vento, volò basso sul lago e solo quando fu davanti alla finestra capì d'essersi ingannato. Ma quel canto era così bello che l'angelo si fermò ad ascoltare. La donna cantò a lungo, finché il bambino non si fu riaddormentato, e l' angelo rimase alla finestra ad ascoltare. Poi batté le ali in silenzio e volò via. Forse fu allora che il vento gli staccò la piuma.
Al mattino giaceva sul lago ghiacciato e scintillava come argento puro. Nessuno se ne accorse, pensarono a una lamina di sole; ma in primavera, quando il ghiaccio si sciolse, spuntarono dall' acqua gli steli di cristallo e rifiorirono. L'uomo e la donna non seppero mai dell' angelo, ma tornarono a essere felici.

sabato 27 giugno 2009

sogno di una notte di mezza estate..

Glitter Grafici

Immagini Glitterate




La notte di mezz’estate è una notte magica e il titolo ne svela immediatamente l’atmosfera onirica, irreale anche se, come viene precisato, la notte in cui si svolge gran parte dell’azione è quella del calendimaggio, la celebrazione del risveglio della natura in primavera e non in estate.
E’ comunque l’augurio di un risveglio gioioso. Ma è davvero così? Tre mondi si contrappongono: il mondo dellarealtà (quello di Teseo, Ippolita e della corte), il mondo della realtà teatrale (gli artigiani che si preparano alla rappresentazione) e il mondo della fantasia (quello degli spiriti, delle ombre).
Ma i sogni alle volte possono trasformarsi in incubi: il dissidio fra Oberon e Titania che rivela a un certo punto un terribile sconvolgimento nel corso stesso delle stagioni, il rapporto tra Teseo e Ippolita, il conquistatore e la sua preda, la brutalità di certi insulti che gli amanti si scambiano sotto l’influsso delle magie di Puck.
“Sogno di una notte di mezza estate”, scritta in occasione di un matrimonio, è come una serie di
scatole cinesi. All’esterno dell’opera ci sono la sposa, lo sposo e il pubblico, all’interno le coppie,
Teseo e Ippolita, Titania e Oberon e i quattro innamorati e nell’opera dentro l’opera, i teatranti, la vicenda di Piramo e Tisbe.
In questo mondo stregato domina il capriccio, il dispotismo di Oberon che attraverso Puck gioca con i mortali e con Titania, per imporre il suo dominio.
Si compie quindi su Titania quella violenza che Teseo compie su Ippolita e che Egeo vorrebbe compiere sulla figlia costringendola a un matrimonio che respinge.
Si noti la sequenza degli scambi fra gli amanti.
Si inizia con Ermia che ama Lisandro e con Elena che ama Demetrio, ma quest’ultimo con l’appoggio di Egeo, padre di lei, vuole invece conquistare Ermia. Si passa, attraverso l’intervento “magico” di Puck, al folle girotondo in cui Ermia insegue Lisandro, Lisandro Elena, Elena Demetrio e Demetrio Ermia.
E non è finita. Perché Ermia, alla quale dapprincipio aspiravano entrambi i giovani, sarà
abbandonata da tutti e due, innamorati ora di Elena, e solo nel quarto atto dopo un nuovo
intervento di Puck, si avrà la conclusione in cui gli amanti formeranno davvero due coppie.
La grandezza di Shakespeare sta nell’aver saputo coinvolgere tre mondi diversi, ciascuno con un
suo distinto linguaggio: quello delle fate che alterna al verso sciolto, canzoni e filastrocche, quello
degli amanti dominato dalle liriche d’amore e quello degli artigiani, nel quale la prosa di ogni
giorno è interrotta dalla goffa parodia del verso aulico.
Il mondo è folle e folle è l’amore. In questa grande follia della natura, l’attimo di felicità è breve.
Un richiamo alla malinconia che accompagna tutta la vicenda.